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Il Pentagono punta sull’IA: dalla difesa alla sanità militare

WASHINGTON. Il rapporto tra il Pentagono e l’intelligenza artificiale va ormai oltre intelligence, cybersecurity e operazioni militari. Negli Stati Uniti l’IA sta entrando anche nella sanità delle Forze armate, dove viene sperimentata per assistere medici, analizzare dati clinici e migliorare la cura dei feriti.

Il Military Health System aveva censito già nel 2024 oltre 120 progetti attivi legati all’intelligenza artificiale, dalla salute mentale alla radiologia, dalla genomica all’analisi delle cartelle cliniche. Una sperimentazione condotta anche sui grandi modelli linguistici aveva però individuato più di 800 potenziali criticità e vulnerabilità, a conferma della necessità di controlli prima dell’impiego clinico.

Nel 2026 la Defense Health Agency ha fatto un ulteriore passo avanti sperimentando il Clinical AI Agent, un sistema capace di ascoltare il colloquio tra medico e paziente e trasformarlo in documentazione clinica, con l’obiettivo di ridurre il tempo trascorso dai sanitari davanti allo schermo. Ad agosto l’esperienza al Munson Army Health Center è stata descritta dalla stessa agenzia come uno strumento che permette ai professionisti di dedicare più attenzione ai pazienti.

Ancora più significativo è AI-GUIDE, tecnologia sviluppata con ricercatori del MIT Lincoln Laboratory per assistere il personale sanitario nella cura dei feriti in situazioni di emergenza e combattimento; nel 2026 il sistema ha ottenuto dalla FDA la Breakthrough Device Designation.

Il Pentagono guarda quindi all’IA non soltanto come a uno strumento militare, ma anche come tecnologia sanitaria. La stessa intelligenza artificiale che può analizzare informazioni sul campo di battaglia può essere utilizzata per aiutare chi, su quel campo, deve salvare una vita.

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